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Studio sul Codice da Vinci

Ecco un bell’articolo che cerca di studiare, in modo più approfondito, il fenomeno Codice da Vinci.

Nell’articolo si parla di come il codice da Vinci, prima il libro e poi di conseguenza il film, si siano riusciti a inserire e a fare tanto successo. Oltre a fare l’analisi, l’autore di questo articolo che è Salvatore Balducci, parla di falsi storici e dice che alcuni punti del codice da vinci non sono possibili.

L’autore parla, punto per punto, del codice da Vinci, facendo l’analisi su questi punti:

  • La presunta love-story tra Gesù Cristo e la Maddalena
  • I ritrovamenti di Qumram, gli Esseni e Gesù
  • Vangeli canonici e Vangeli apocrifi
  • Costantino ha deciso quale sarebbe stato il canone dei Vangeli?
  • Il Santo Graal ha a che vedere con la discendenza carnale di Cristo e della Maddalena?
  • L’esistenza del cosiddetto “Priorato di Sion”

L’articolo cerca di indagare su questi punti. Cerca di spiegare cosa è possibile e cosa no.

In conclusione inserisce qualche riga degna di nota sull’ideologia del Codice da Vinci

Il successo de Il Codice Da Vinci, è certamente uno degli avvenimenti letterari più significativi degli ultimi decenni. Le cause di un tale successo risiedono anche negli argomenti trattati dal romanzo: Il Codice infatti ripropone, sebbene a suo modo, quelle tematiche del mistero, del sacro, della ricerca della verità che toccano infondo tutti gli uomini e che anche nel nostro mondo, apparentemente così banale e materialista, non smettono di affascinare e attrarre.

C’è un aspetto, tuttavia, di questo straordinario successo editoriale che non può non suscitare polemiche, e che potremmo definire il volto ambiguo del fenomeno Da Vinci: stiamo parlando del processo attraverso cui questo fortunato romanzo sembra aver assunto nella mente di molti una credibilità degna del miglior libro di storia. Allo sviluppo di questo atteggiamento, per altro, non è alieno lo stesso autore, che in maniera decisamente capziosa lascia intendere, fin dalla presentazione, che il Codice sarebbe basato su realtà storiche, su fatti accaduti, su una lettura veritiera e attendibile di avvenimenti antichi e recenti.

L’aspetto più inquietante (per non dire disonesto) di questa “operazione” è però l’intenzione, tutt’altro che nascosta, di veicolare attraverso questa presunta “verità”, quella che è in realtà un’ideologia, una visione della realtà che, peraltro, lungi dal costituire una scoperta o una rivelazione come la stessa pubblicità del libro e del film lasciano intendere, si basa invece su vecchi pregiudizi e dichiarati falsi storici.

È auspicabile, dunque, che i lettori del romanzo di Dan Brown e coloro che andranno in questi giorni a vedere il film, possano informarsi meglio sui contenuti di quest’opera, al fine di elaborare una visione più critica, e quindi più libera, intorno al fenomeno Da Vinci.

I “FALSI STORICI” DEL CODICE DA VINCI
Il romanzo di Dan Brown contiene delle evidenti imprecisioni storiche, quando non dei falsi veri e propri. Questo dato di fatto è in contraddizione con la “veridicità” dichiarata e sbandierata dall’autore. Gli errori del Codice Da Vinci, peraltro, non hanno neppure il pregio dell’originalità e si ritrovano già tutti in quel milieu culturale occultistico e New Age da cui Dan Brown attinge a piene mani. È una cultura questa che si segnala spesso per la dozzinalità con la quale è solita affrontare argomenti che invece, per la loro importanza, meriterebbero ben altro rispetto e attenzione.

In specifico, le principali questioni su cui il Codice Da Vinci offre una visione storicamente (e artatamente?) falsata della realtà sono soprattutto le seguenti:

La presunta love-story tra Gesù Cristo e la Maddalena

Una delle ragioni che hanno determinato il successo del libro di Dan Brown è la presunta rivelazione, quasi un gossip storico-religioso, sulla presunta relazione tra Gesù Cristo e Maria Maddalena: rapporto che sarebbe stato volontariamente nascosto dalla Chiesa Cattolica, timorosa secondo l’autore di perdere il suo potere “tirannico e maschilista”.

In realtà, in questo come in altri casi, l’autore non fa altro che saccheggiare a piene mani una letteratura precedente che già di per se non brilla di particolare serietà. In specifico, il precedente più immediato risale al saggio scritto dai giornalisti inglesi Baigent, Leigh e Lincoln, dal titolo Il Santo Graal (trad. it. Fabbri Editori, Milano 2004): un curioso zibaldone di notizie parzialmente storiche, di illazioni, fantasie ed elucubrazioni in cui si ritrova di tutto, dai Templari al Graal ai misteri invero un po’ adulterati di Rennes Le Chateau, e dove compare anche, per la prima volta, la leggenda inedita (e del tutto moderna, proprio perché letteralmente “inventata” dai tre autori del libro) di un Cristo sposo della Maddalena la quale, una volta giunta nelle terre che attualmente formano la Francia, avrebbe dato origine ad una discendenza da cui si sarebbe originata la dinastia franca dei Merovingi. Secondo gli autori del libro, a cui Dan Brown deve “l’intuizione” fondamentale che percorre tutto il suo romanzo, lo “scabroso” segreto sarebbe stato nascosto dalla Chiesa ufficiale che avrebbe anche manipolato i Vangeli cancellando il ricordo di questa unione.

In realtà, se i Quattro Vangeli non citano il matrimonio tra Gesù e la Maddalena è semplicemente …perché non c’è mai stato. Gli autori dei Vangeli, in effetti, hanno citato nei loro testi cose ben più “scandalose” e imbarazzanti di questa (es. il triplice rinnegamento di Pietro, che sarebbe poi diventato il capo della Chiesa, e che sarebbe stato utile non ricordare in sede scritta; la continua incomprensione che gli Apostoli avevano dell’insegnamento del Maestro, ecc.). Addirittura, gli autori del Santo Graal e sulla loro scia Dan Brown affermano che i Quattro Vangeli ufficiali (naturalmente interpolati e manipolati dalla Chiesa) avrebbero screditato la figura della Maddalena a favore di Pietro, quando nella realtà sembra essere avvenuto tutto l’incontrario: Pietro infatti viene spesso mostrato dagli evangelisti come timoroso e lento nel comprendere gli insegnamenti del Maestro, mentre la Maddalena è indicata addirittura come la prima creatura ad aver incontrato Cristo dopo la Resurrezione! Infine, gli stessi “vangeli apocrifi” così cari a Dan Brown non accennano da nessuna parte ad un matrimonio di Gesù con la Maddalena o con qualsiasi altra donna (solo il Vangelo di Filippo, in un frammento ritrovato mutilo, afferma che la Maddalena era koinonos, ovvero “amica” di Gesù, utilizzando lo stesso termine usato per indicare gli stessi apostoli). Sarebbe davvero curioso, peraltro, che una tale notizia possa essere stata ignorata per millenni e abbia atteso solo il libro di Dan Brown per essere “rivelata” al pubblico.

I ritrovamenti di Qumram, gli Esseni e Gesù

Nel guazzabuglio di Dan Brown non potevano mancare i ritrovamenti di Qumram, eletti cavallo di battaglia da tutti quegli autori che rivendicano un’immagine di Gesù diversa da quella tramandata dalla Chiesa.

In realtà, la verità è molto più semplice: i cosiddetti “rotoli di Qumram” sono una serie di testi risalenti ad un periodo che va dal I sec. A.C. al I sec. D.C., ritrovati alla fine degli anni 40 in alcune grotte del Deserto di Giudea, in Palestina. Solo nella grotta n° 5, dove sono stati trovati solo testi in greco e forse non appartenenti agli Esseni, qualche studioso pensa di aver rintracciato un frammento di Vangelo). Nonostante le illazioni fantasiose di tanti autori che negli anni si sono sbizzarriti sull’argomento, spesso poco informati quanto dotati di fervida inventiva, i rotoli non dicono nulla di Gesù ma contengono solo la biblioteca di una comunità semi-monastica ebraica, appunto gli Esseni, costituita da testi dell’Antico Testamento e regolamenti della comunità stessa. Alcune somiglianze tra l’insegnamento di Gesù e quello degli Esseni aveva fatto supporre, all’inizio della scoperta, un collegamento tra questa comunità e la Chiesa cristiana primitiva, collegamento presunto che era stato subito sfruttato da alcuni autori in chiave propagandistica per affermare che “era stata scoperta la verità su Gesù”, “che “l’insegnamento di Gesù non era poi così originale come affermato dalla Chiesa” e che “Gesù era in realtà solo un maestro esseno”.

In realtà, col proseguo degli studi, è emersa sempre più, accanto a certe analogie, anche la radicale differenza esistente tra l’insegnamento degli Esseni e quello di Gesù. Gli Esseni erano fautori di una religiosità rigidamente precettistica e legalistica: l’insegnamento di Gesù è invece un continuo inno al superamento di una religione cavillosa verso una dimensione più intima (l’Amore che trascende la Legge, il sabato che è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato). Gli Esseni erano ferocemente discriminatori contro gli stranieri, i “peccatori” e tutte le categorie umane biasimate ed emarginate dall’Ebraismo ufficiale dell’epoca: Gesù, al contrario, condannava il peccato ma aiutava il peccatore, cenava con pubblicani e prostitute, compiva miracoli anche verso gli stranieri non appartenenti alla stirpe ebraica (i samaritani, il Centurione, la Cananea).

Vangeli canonici e Vangeli apocrifi

Dan Brown, sulla scia di una lunga scuola di critica anticristiana e anticattolica, cita a spron battuto i vangeli cosiddetti “apocrifi” contrapponendoli ai Quattro ritenuti canonici dalla Chiesa. In realtà, né Dan Brown né altri come lui sembrano conoscere realmente il contenuto di quegli apocrifi che sbandierano come un vessillo: questi testi, infatti, non contengono affatto pruriginose rivelazioni nascoste dalla Chiesa ma, per lo più, solo tarde rielaborazioni di concetti e immagini già presenti nei Canonici.

In realtà, se la Chiesa primitiva, (non Costantino, come afferma falsamente Dan Brown), ha voluto scegliere fra i molti testi esistenti solo i 4 di Marco, Matteo, Luca e Giovanni, lo ha fatto perché si tratta dei testi più antichi (quindi più vicini all’epoca di Gesù) e più storicamente attendibili.

Un semplice confronto tra Vangeli Canonici e cosiddetti Vangeli Apocrifi può chiarire le ragioni della scelta: i Canonici sono scritti in un linguaggio semplice, “cronachistico”, austero, che rifugge alle elaborazioni di fantasia e non tiene celati anche temi e avvenimenti che potevano apparire imbarazzanti alla Chiesa primitiva. Lo stesso capo degli Apostoli, Pietro, viene visto come un uomo “dalla dure cervice”, spesso incapace di comprendere il Maestro; gli apostoli vengono presentati come uomini comuni, coi loro pregi ma anche coi loro innegabili difetti e le loro paure; la Maddalena e le donne vengono indicate come le prime ad aver avuto l’esperienza di Gesù risorto (e questo dato, se contestualizzato alla mentalità maschilista del Medio Oriente antico, è un sicuro indice di storicità). Oltretutto se, come dicono i vari Dan Brown, i Vangeli fossero stati “aggiustati” dalla Chiesa, queste ed altre notizie sarebbero state evidentemente cancellate.
Viceversa, gli apocrifi sono pieni di immagini e vicende dove la fantasia galoppa: lo stile é quello della letteratura devozionale, molto colorito ma poco attendibile. In alcuni di questi testi, Gesù bambino appare con un piccolo superman che fulmina i suoi compagnetti con la forza dei “poteri”; in altri c’è una sovrabbondanza di miracoli spiritualmente insignificanti, che non sono visti come nei Canonici come “segni” ma come esternazione insensata di forza.

Infine, noi possediamo copie molto antiche dei Vangeli Canonici, che ci confermano la loro attendibilità in quanto vicini temporalmente agli eventi narrati: il Papiro Rylands, contenente parti del Vangelo di Giovanni, è datato verso il 120 d.C. (cioè, pochi anni dopo la morte dell’autore); il Papiro Bodmer II, non oltre il 150 d.C., contiene quasi tutto il Vangelo di Giovanni; addirittura, se fossero confermate le interpretazioni di molti studiosi che attribuiscono il frammento 7Q5 trovato in una grotta vicino Qumram al Vangelo di Marco, avremmo la prova che almeno uno dei Canonici era già stato scritto solo pochi decenni dopo la vicenda terrena di Gesù! Viceversa, i codici contenenti gli apocrifi sono tutti molto più tardi: il Vangelo di Tommaso, uno dei più noti, ha un solo codice del IV sec.

È stato Costantino a decidere quale sarebbe stato il canone dei Vangeli?

Chiunque abbia un minimo di conoscenze di storia del Cristianesimo, sa benissimo che il canone dei Quattro Vangeli è già conosciuto molto prima di Costantino. La stragrande maggioranza dei Padri della Chiesa (i primi scrittori cristiani) citano continuamente i Canonici e si ricordano di qualche apocrifo solo per confutarne la credibilità o biasimarne gli eccessi di fantasia (deliramenta li chiama Tertulliano). Origine, un secolo prima di Costantino, afferma chiaramente che i Quattro Canonici sono gli unici vangeli utilizzabili dalla Chiesa. Il Canone Muratoriano, 190 circa d.C. (un secolo e mezzo prima di Costantino), presenta l’elenco completo di tutti i libri del Nuovo Testamento. Il fatto che una persona di discreta cultura come Dan Brown ignori tutto ciò è alquanto improbabile e getta un ragionevole dubbio sulla sua buonafede.

Il Santo Graal ha a che vedere con la discendenza carnale di Cristo e della Maddalena?

Anche su questo punto, Dan Brown non fa che riprendere in maniera acritica i temi sviluppati ne Il Santo Graal di Baigent, Leigh e Lincoln. Questi tre giornalisti sono i pubblicizzatori di quella bizzarra ed inedita esegesi che leggerebbe il termine Saint Graal come la corruzione di Sangre Real, Sangue Reale, interpretandolo alla lettera come “il sangue” di Gesù tramandatosi attraverso la discendenza di Maria Maddalena.

Di fatto, i tre inglesi riprendono a loro volta le colorite invenzioni dell’occultista francese Pierre Plantard, sedicente studioso e falsario dichiarato, inventore anche dell’inesistente società segreta del Priorato di Sion (vedi il nostro: “L’esistenza del cosiddetto Priorato di Sion”). E’ il Plantard che per la prima volta configura una discendenza carnale di Gesù e della Maddalena che, attraverso la dinastia poi spodestata dei Merovingi, giungerebbe fino ai nostri giorni nell’ultimo rampollo che sarebbe, guarda combinazione, il Plantard medesimo.

In realtà, il Santo Graal è uno dei più bei simboli della tradizione cristiana europea. Figura eterna del Cuore Puro che, come la Sacra Coppa, dev’essere vuoto di sé e limpido per contenere la Grazia divina (il Sacro Sangue), la sua Cerca rappresenta l’immagine d’ogni cammino spirituale e ha mosso generazioni d’europei ispirando poeti, cavalieri e santi come Galgano e Francesco d’Assisi.

L’esistenza del cosiddetto “Priorato di Sion”

Nella prefazione al Codice Da Vinci, Dan Brown afferma che “il Priorato di Sion, società segreta fondata nel 1099, è una setta realmente esistita” e che addirittura, secondo certe pergamene note come Les Dossiers Secrets scoperte nel 1975 presso la Bibliothèque National di Parigi, avrebbe annoverato fra i suoi membri una straordinaria carrellata di personaggi illustri, quali Isacc Newton, Botticelli, Victor Hugo e, per l’appunto, Leonardo Da Vinci. Questo oscuro cenacolo avrebbe custodito per secoli l’imbarazzante segreto della discendenza regale di Gesù e della Maddalena e quindi della discendenza regale di Sion e di Israele (Gesù era infatti discendente della stirpe regale di Davide).

Dan Brown, con questa affermazione iniziale, vuole donare alla sua opera quell’aura d’autenticità che tanta parte ha avuto nel successo del romanzo. Peccato che il Priorato di Sion sia un palese falso storico, per ammissione del suo stesso creatore, il solito Pierre Plantard, che ammise spontaneamente di aver inserito di sua mano le famose pergamene nell’archivio della biblioteca parigina, per avallare le sue pretese di discendenza da Gesù e dai Merovingi.

Queste sono solo alcune delle questioni che il Codice Da Vinci affronta in maniera scorretta e falsa. Molte altre potrebbero trovare posto in queste pagine: basti pensare alle vere e proprie calunnie, al limite del codice penale, proferite contro l’Opus Dei; o alle pseudo interpretazioni del Cenacolo di Leonardo Da Vinci in cui si pretenderebbe di vedere nell’immagine dell’apostolo Giovanni, raffigurato giovane come afferma la tradizione e quindi imberbe, ancora una volta le sembianze della Maddalena (ma allora non si spiegherebbe perché i personaggi raffigurati intorno a Gesù siano 12, come gli apostoli, e non 13, come sarebbe stato logico se fosse stata inserita anche la presunta “moglie”).

L’IDEOLOGIA DEL CODICE DA VINCI

Tuttavia, l’aspetto più ambiguo dell’opera di Dan Brown non è costituito, di per sé, dalle sole imprecisioni storiche (che potrebbero anche, in un altro contesto, configurarsi come “licenze” artistiche) quanto dall’obbiettivo fin troppo evidente di avvalorare, per mezzo di questi stessi questi falsi, quella che è una visione ideologica della realtà. Ed è molto chiaro che la posizione ideologica che qui si vuole caldeggiare è quella di una critica distruttiva e faziosa del Cristianesimo e in particolare della Chiesa Cattolica. Giocando sulla diffusa disinformazione riguardo alle questioni storiche e religiose, Dan Brown cerca col suo libro di avvalorare nelle masse l’immagine di una Chiesa che ha sempre e coscientemente ingannato l’umanità, di un Cristianesimo originario dimenticato e tradito: e per far questo, l’autore sa fin troppo bene muoversi sulla linea sottile che separa il reale dal romanzesco, il gioco letterario dalla critica storica.

Spingendoci oltre, possiamo tranquillamente affermare che è proprio il palese anticristianesimo espresso nel Codice Da Vinci ad aver assicurato a questo romanzo la copertura editoriale e mediatica che ne ha favorito il successo a livello mondiale. Rimasto per anni un autore sconosciuto, Dan Brown é riuscito a conquistare la notorietà solo dopo aver scritto un libro anticattolico. Un opera del genere, in effetti, non poteva non conquistarsi la simpatia di quei poteri forti che, oggi più che mai, operano nella direzione di un sempre maggiore sradicamento della cultura dei popoli, di un appiattimento della coscienza di massa che si vuole disorientata, privata d’ogni punto di riferimento, immersa nell’indifferentismo, nel materialismo o in un vago ed evanescente “spiritualismo” da supermarket. In quest’ottica, la Chiesa Cattolica con la sua visione radicalmente altra rispetto al relativismo dominante, con la sua millenaria tradizione, con la sua cultura irriducibile alle mode sottilmente imposte dai padroni della cultura, non può non essere vista che come un ostacolo e un nemico: un nemico da colpire con qualunque mezzo.

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