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Spagna e Italia con quote Telecom
Spagna e Italia al centro dello scambio di quote Telecom

Golden Power e Telecom Italia

Una nazione, qualsiasi essa sia, ha dei beni e dei servizi fondamentali che rientrano in una categoria protetta. Solitamente sono servizi primari, come la rete idrica, la rete gas, quella energia, ecc. Ci rientrano anche dentro la sanità, le scuole, i trasporti e tutto ciò che non può mancare a un cittadino.

In queste categorie, anche qualora lo Stato dovesse andare a perderci economicamente, nessun cittadino può essere lasciato senza questi servizi fondamentali. Quindi lo Stato deve farsi carico di tali perdite per offrire a ogni italiano gli stessi diritti.

Tali servizi sono strategici anche per la difesa nazionale e infatti attraverso il Golden Power vengono protetti dal Ministero della difesa. C’è un motivo pratico per cui questi servizi debbano essere protetti dal Ministero: in caso di guerra sono un punto fondamentale e non possiamo dipendere da altre nazioni.

Immaginate cosa succederebbe se gli ospedali fossero di un’azienda inglese e il Bel Paese fosse bombardato proprio dalla Gran Bretagna? Ovviamente gli inglesi, per colpirci e farci cadere prima chiuderebbero gli ospedali. Sarebbe un’arma troppo grande in mano straniera. Lo stesso dicasi per la corrente, per l’acqua e per ogni servizio principale.

Ecco, il 15 di agosto (chissà perché le cazzate vengono fatte sempre a metà agosto) il governo ha deciso che la comunicazione in Italia non è un asset indispensabile. In caso di guerra possiamo fare a meno di usare il telefono e Internet.

Sì, infatti il 15 di agosto è entrato in vigore il nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri (Dpcm) che individua gli asset del settore Difesa coperti da Golden Power, il quale va a sostituire la lista Golden Share. La differenza tra le due liste? Solo Internet. La dorsale Internet in mano a Telecom Italia può essere venduta, non è strategica per l’Italia.

Domanda: in caso di guerra come comunichiamo? Con i segnali di fumo?

Ciò è stato fatto perché l’Italia, come purtroppo sappiamo, ha bisogno di soldi per sopravvivere e la partecipazione dello Stato in Telecom Italia, oltre alle amicizie politiche degli altri proprietari, fa gola. Telefonica, azienda spagnola al pari di Telecom, già in settembre si era interessata ad acquistare Telecom (ne avevamo parlato), ma la richiesta era per l’intero pacchetto, rete inclusa. Telefonica entrò in Telco, la società che controlla Telecom, ma non potè scalarla completamente proprio perché la dorsale era strategica per lo Stato e quindi doveva rimanere in mano italiana.

Mano italiana ma comunque privata, infatti la partecipazione dello Stato in Telecom è minima, la grossa fetta di Telecom è già in mano a Telco (22%), Findim Group S.A. (5%), People’s Bank of China (2%). Telco, la società con maggiore quota a sua volta è controllata da Telefonica, Generali, Mediobanca, Intesa San Paolo. Insomma, la dorsale Internet è già a rischio, anche se in mano italiana.

Da oggi non più, da oggi Telefonica può acquistare interamente Telco e quindi controllare Telecom Italia. Da oggi la proprietà della nostra rete Internet può essere interamente in mano straniera. Per fortuna ciò può avvenire solo con aziende europee, quindi, per esempio, non sarà possibile che i russi entrano in possesso della nostra rete. Ma se un domani la Spagna ci dovesse dichiarare guerra? Sì, è difficile che ciò avvenga essendo tutti europei, ma c’è un ma.

Proviamo a fare un esempio stupidissimo: Telco oggi è ancora in mano italiana, quindi anche Telecom, solo una partecipazione è spagnola ed è quella di Telefonica (oltre al 2% della Cina); se la Spagna non avesse questo limite e sulla compagnia iberica venisse fatta una scalata da parte della Russia? Ecco, mettiamo che Telefonica acquisti Telco e poi venga acquistata a sua volta dai russi, dagli Iracheni o da qualsiasi altro popolo in stato di guerra. In questo caso come la mettiamo? Tecnicamente Telco e Telecom sono in mano a un’azienda con base in Europa, ma le decisioni in quest’ultima vengono prese da persone esterne al vecchio continente.

Oppure mettiamo che Telecom venisse acquistata da una banca, qualsiasi, con base in Europa… qualsiasi banca è per definizione liquida e la proprietà distribuita in qualsiasi nazione. Unicredit, giusto per fare un esempio, ha partecipazioni da Abu Dhabi, dalla Cina, dalla Russia e da tante altre nazioni. Se fosse Unicredit ad acquistare Telecom, chi comanderebbe? Già oggi nella proprietà di Telco, come abbiamo visto, ci sono le banche…

Il problema, però, non è solo strategico militare: se la rete Internet finisse in mano agli spagnoli, Telefonica potrebbe decidere di subaffittare alle compagnie ISP italiane a prezzi altissimi, quindi Internet per le famiglie diventerebbe costosissimo, accentuando l’arretratezza tecnologica dello Stivale.

Oggi le varie ISP (Tiscali, Infostrada, Fastweb, TeleTu, ecc) subaffittano la rete da Telecom a prezzi relativamente bassi. Se Telecom in mano a Telefonica iniziasse a far pagare fatture salate a queste ISP? Quale impatti per l’utente finale?

Attenzione, prima di fare confusione, c’è da sottolineare che:

  1. ciò che non è strategico è la dorsale che porta agli utenti finali, la rete militare è ancora sotto le mani della Difesa;
  2. che non penso che Telecom debba essere protetta dallo Stato.

Sul punto 1 c’è da dire che anche qualora i militari tra di loro possono parlare, possono comunicare e possono sfruttare le comunicazioni su Internet, in caso di necessità il fatto che i cittadini non possano accedere a questi servizi è comunque un problema. In più mi chiedo come funzionino le varie telecamere che stanno riempiendo le nostre città; queste servono per la sicurezza di tutti e le comunicazioni viaggiano su rete Internet normale o su rete militare?

Sul punto 2 invece penso, ma questo è solo una mia idea, che Telecom vada assolutamente venduta, e pure velocemente. Ciò che va protetta è la sola rete. Lo Stato deve essere proprietario della sola rete che poi deve subaffittare a qualsiasi compagnia ISP, anche fosse straniera e volesse fare affari in Italia.

Così come sulla dorsale Internet lo stesso dovrebbe essere per qualsiasi altra rete:

  • rete idrica in mano allo Stato e vendita di acqua in mano a chiunque;
  • rete elettrica in mano allo Stato (e non in mano a ENEL) e sub affitto a chiunque;
  • rete stradale in mano allo Stato e sub affitto a chiunque;
  • frequenze radio e tv in mano allo Stato e sub affitto a chiunque (con vendita della Rai);

Insomma l’Italia dovrebbe gestire delle società B2B che rivendono la sola rete e permettano a chiunque di avere gli stessi diritti. Non deve avere in mano aziende pubbliche enormi come Telecom, Alitalia, ENEL, Poste, Anas o ENI che diventano, come ogni cosa pubblica, un ricettacolo di sfaticati che vuole uno stipendio (oggi per fortuna non è più così nella maggior parte delle aziende). Lo Stato non dovrebbe avere a che fare con l’utente finale, eccetto in quelle zone dove nessuna compagnia vuole arrivare poiché magari antieconomico; in tal caso, e solo in questo caso, lo Stato dovrebbe farsi carico del servizio. Ovviamente ci sono anche delle eccezioni che dovrebbero essere analizzate caso per caso, ma ciò non può limitare un cambio che dovrebbe essere uno shock in questo momento.

Sarò un folle ma avrei piacere nel vedere uno Stato che controlla gli asset strategici e rivende servizi a qualsiasi azienda privata che abbia voglia di andare sul mercato. Forse così facendo avremmo tutti gli stessi diritti e magari lo Stato, con la rivendita della rete (su cui ci dovrebbe essere monopolio), potrebbe anche guadagnarci qualcosa.