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Chiude Pompi a Roma

Leggo della chiusura di Pompi a Roma e non mi stupisco…

Per i non romani: Pompi è il regno del tiramisù in città. 57 anni di attività a piazza Re di Roma sempre contraddistinti da quello che, a detta di tutti, è il miglior dolce nella capitale.

Al suo posto aprirà un locale cinese. Il proprietario del locale avrebbe preso questa decisione perché quello che un tempo era una miniera d’oro oggi perde 4.000 euro al giorno. Chiude polemizzando con il municipio e ha anche ragione…

Quando arrivai a Roma nel 2004 non c’erano tantissime regole in capo ai locali notturni, le aperture erano possibili fino a notte fonda e la chiusura era regolata dalla presenza di clienti. Anche nelle strade, là dove c’era un’attività che produceva guadagno, i vigili urbani spesso chiudevano un occhio.

In quegli anni i locali come Pompi facevano affari d’oro e i turisti, provenienti da tutto il mondo, versavano nelle casse di questi locali migliaia di euro. A tal punto che un bar come Pompi è arrivato ad avere 60 dipendenti. Stiamo parlando quindi di una piccola impresa, non più di un semplice bar.

Intorno al 2008 l’amministrazione comunale guidata da Alemanno decide di far chiudere i locali alle 2 di notte (legge copiata anche nel resto d’Italia), pena una multa salata. Ci sono locali che si allineano e locali che invece decidono di pagare poiché il guadagno è maggiore.

La motivazione è semplice: disturbo della quiete pubblica.

Piazza Re di Roma, sede di Pompi, è in un’area ad alta presenza di automobili e proprio per questo motivo spesso i frequentatori del bar parcheggiavano in doppia fila o in modo da lasciare l’auto recando meno disturbo possibile, ma comunque violando il codice della strada.

Ai vigili inizia a non andare bene, dal 2009 fioccano le multe e i clienti diminuiscono. Il comune installa anche un salvagente centrale che in pratica impedisce totalmente di parcheggiare. È la fine del parcheggio selvaggio e con esso anche dei clienti del locale.

Oggi la decisione della chiusura. Rimangono a casa 60 persone, i cittadini perdono un locale a loro caro ma almeno i residenti saranno contenti…

Peccato che Pompi è solo un esempio e che lo stesso si replica in altri migliaia di casi e non solo a Roma. L’Italia sta respingendo il turismo, il divertimento e sta danneggiando il lavoro solo per il quieto vivere.

Mentre altre città vivono grazie al turismo noi odiamo gli stranieri perché vengono a sporcare e a far casino. Poi chiediamoci perché non c’è più lavoro…

Chiudo citando il proprietario del locale:

ora i residenti avranno tanto tempo e la quiete necessaria per imparare il cinese

Inoltre qualche gran genio, anziché capire il messaggio, ha fatto polemica per il contenuto del cartello.

Update: in considerazione del fatto che ho ricevuto qualche critica per questo post, devo sottolineare che forse, in effetti, sono stato poco chiaro. Non intendevo minimamente dire che il parcheggio in doppia fila è corretto, assolutamente no. Quello che ho voluto dire, ma forse era poco chiaro, è che il comune, secondo me, dovrebbe tutelare attività del genere è in zone ad alto traffico forse andrebbero creati dei parcheggi e delle zone ad hoc. Come fatto con il parcheggio sotto piazza di Spagna, forse anche a Re di Roma (così come a San Giovanni o a Ponte Milvio durante le partite) va creato qualcosa di simile, per due motivi: far si che i residenti parcheggino in tranquillità e tutelare attività che altrimenti verranno danneggiate.

In altre città si tutelano i posti di lavoro e le attività che li creano, trovando soluzioni funzionali ai problemi; qui da noi si trova la soluzione più semplice che danneggia un po’ tutti.

Questione differente invece per la regola delle 2, la quale, secondo me, è semplicemente una regola stupida.